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STUDENTI SENZA CONFINI ODV

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Trovare nuovi punti di riferimento all'estero

2 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Quando si parte per un'esperienza di scambio culturale, il primo impatto con una nuova realtà può essere disorientante. Ma cosa succede quando questa prima fase comincia a essere assimilata e affrontata? Si apre un momento altrettanto importante: quello in cui si inizia a costruire una nuova quotidianità. È un passaggio fondamentale, perché permette ai ragazzi di ritrovare gradualmente un ritmo, riconoscere ciò che diventa familiare e sentirsi sempre più a proprio agio nel contesto in cui vivono.

Quando si arriva in un Paese nuovo, anche le attività più semplici possono richiedere un periodo di adattamento. Gli orari, gli impegni scolastici e l'organizzazione della giornata possono essere diversi da quelli a cui si era abituati. Per questo ritengo importante costruire una routine. Sapere a che ora alzarsi, come raggiungere la scuola, quando pranzare e quali impegni si hanno nel pomeriggio permette di ritrovare dei punti fermi nella vita quotidiana. Anche la puntualità può diventare parte di questo processo. In molti Paesi, dalla Scandinavia al Nord America, sino al Sudafrica, i ritardi non sono ammessi come può accadere in Italia. Imparare a rispettare gli orari e a organizzare la propria giornata significa quindi anche comprendere le abitudini del Paese ospitante. Piano piano, ciò che inizialmente richiede attenzione diventa parte della normalità. Avere un ritmo riconoscibile aiuta a sentirsi meno disorientati.

In alcune realtà, specialmente nei Paesi nordici e anglosassoni, gran parte della vita sociale degli adolescenti ruota intorno alla scuola. Gli incontri con gli amici al di fuori dell'ambiente scolastico, nel pomeriggio o alla sera, non hanno necessariamente lo stesso ruolo che hanno in Italia. Penso, per esempio, alle attività extracurricolari e agli impegni sportivi. Quando entrano a far parte della settimana, questi appuntamenti offrono ai ragazzi ulteriori punti di riferimento: una squadra di uno sport di gruppo o un'attività scolastica possono aiutare a dare una struttura alle giornate. Non sono soltanto occasioni per occupare il tempo, ma esperienze che contribuiscono a rendere il nuovo ambiente più familiare. Per questo, consiglio sempre di prendere parte alle attività offerte dalle scuole.

Uno dei segnali che mi fa capire che uno studente sta iniziando a trovare il proprio posto è quando mi racconta problemi che potrebbe avere tranquillamente anche se fosse in Italia. Può essere un bisticcio con la sorella ospitante perché gli ha fatto un dispetto, oppure un piccolo episodio della vita di tutti i giorni. Sono situazioni apparentemente banali, ma per me hanno un significato importante: indicano che il ragazzo sta vivendo quella realtà in modo sempre più spontaneo. Lo stesso vale quando mi racconta di essere andato a vedere una partita che non gli interessava particolarmente, ma di essersi comunque divertito. Oppure quando comincia ad apprezzare attività che prima non facevano parte della sua vita. Ad esempio, uno studente che in Italia non era abituato ad andare in chiesa e che, nella famiglia ospitante, scopre di partecipare volentieri perché trova in quel contesto un gruppo vivace e tante occasioni per stare insieme. Questi episodi mi aiutano a capire che qualcosa sta cambiando. Non è necessario che ogni aspetto della nuova vita sia perfetto: è importante che il ragazzo cominci a sentirsi bene anche nelle situazioni ordinarie, quelle che giorno dopo giorno costruiscono la sua esperienza.

Avere una routine non significa che non ci saranno più momenti negativi. Le difficoltà fanno parte dell'esperienza e le emozioni che le accompagnano non possono essere semplicemente negate. Quello che considero fondamentale è imparare a perseverare, senza arrendersi davanti al primo ostacolo. Quando arriva un momento difficile, è importante provare a guardare la situazione da un'altra prospettiva e cercare di riconoscere anche gli aspetti positivi, senza pretendere che le emozioni negative scompaiano. È un consiglio che ritorna anche nelle testimonianze degli studenti che rientrano dalla loro esperienza: non arrendersi e continuare ad andare avanti, anche quando qualcosa non funziona come si sperava. Questo non significa ignorare le difficoltà, ma riconoscere che un momento negativo non deve necessariamente compromettere tutto il percorso.

Il mio consiglio è di dare tempo a questo processo e di non scoraggiarsi quando qualcosa risulta più difficile del previsto. I momenti negativi possono esserci, ma è importante continuare ad andare avanti e non arrendersi davanti alle difficoltà.

È così che, giorno dopo giorno, una realtà inizialmente nuova diventa parte della propria vita e si comincia a costruire una quotidianità in cui sentirsi davvero a casa.


Marina

Presidente SSC

 
 
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