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Un'esperienza che cambia tutta la famiglia

5 ott
Tempo di lettura: 3 min

Mi presento, sono Roberto, il papà di Alessia e Giulia. Alessia è partita da poco più di un mese per trascorrere un anno all'estero, in Idaho. Prima di lei, nel 2022, anche Giulia ha vissuto un anno negli Stati Uniti.

Siamo molto felici che entrambe abbiano fatto questa scelta, perché sono esperienze che ti porti appresso per tutta la vita. Entrambe sono partite perché lo desideravano e noi abbiamo cercato di accompagnarle nella loro decisione.

Tutte e due le volte, i primi giorni sono stati quelli più delicati. Con Giulia, dopo circa un mese, è emersa una difficoltà importante che ha portato al cambio della famiglia ospitante. Ci sono state alcune situazioni che non ci aspettavamo, ma grazie all’aiuto dell’associazione tutto si è risolto e, da quel momento, Giulia è stata benissimo. Alessia, invece, ha sofferto molto la nostalgia. Della famiglia, ma ancora di più della sua cerchia di amici e delle abitudini che aveva lasciato qui. Adesso però ne parla sempre meno e questo ci fa pensare che si sia inserita bene.

Un aiuto importante, per entrambe, è stato lo sport. Giulia giocava a pallavolo, mentre Alessia pratica ginnastica ritmica e adesso fa anche la cheerleader. Lo sport è un veicolo straordinario per inserirsi: permette di conoscere persone, entrare in un gruppo e sentirsi parte di una comunità.

Abbiamo capito davvero che Giulia si stava integrando quando ha cominciato a chiamarci meno. A volte la cercavamo e ci rispondeva che non aveva tempo perché doveva uscire con le sue amiche. Da una parte magari ci dispiaceva, ma dall'altra capivamo che era un segnale positivo, perché stava costruendo la sua vita lì.

Un aspetto che abbiamo scoperto è il rapporto con le famiglie ospitanti. Non è scontato essere accolti così bene e riuscire a creare relazioni destinate a durare anche dopo la fine dell'esperienza. Giulia ancora oggi si sente tutte le settimane con la sua mamma americana, con le sue sorelle e con il papà. È un legame che è andato ben oltre quell'anno trascorso negli Stati Uniti e, infatti, la famiglia americana dovrebbe venire presto a trovarci.

Anche Alessia è capitata in una bella famiglia, giovane, con altri figli piccoli, che la coinvolge in tutte le attività, la porta in giro, si preoccupa di quello che le serve e la fa sentire parte della loro vita. Ci sono naturalmente abitudini diverse dalle nostre: sono molto religiosi e questo significa, per esempio, partecipare alla messa e a momenti di catechismo. Sono situazioni che magari in Italia viviamo in maniera diversa e che all’inizio possono sembrare inusuali, però non bisogna fermarsi a quello che ci appare strano. Non tutto quello che è diverso dalle nostre abitudini è necessariamente negativo. Ci sono modi di vivere differenti perché è diversa la società, è diverso il contesto. Bisogna distinguere ciò che è semplicemente insolito ai nostri occhi da una vera difficoltà.

Un'altra cosa che abbiamo visto con Giulia, e che sicuramente vedremo anche con Alessia, è il cambiamento che avviene durante l'anno. Quando Giulia è tornata, dopo aver stretto amicizie e costruito rapporti importanti, da una parte c'era il dispiacere di lasciare quella vita, dall'altra la voglia di ritrovare ciò che aveva lasciato qui, soprattutto gli amici e la famiglia. Il rientro è stato positivo e non traumatico, ma ci siamo accorti subito che era cambiata, è tornata più matura. Naturalmente anche la lingua è stata un risultato importante: oggi Giulia parla inglese benissimo. Ma secondo me il valore maggiore è quello che ha acquisito dal punto di vista personale. Ha vissuto tante cose positive, ma anche momenti difficili, e forse sono proprio questi ultimi a farti crescere di più e a formare il carattere.

La cosa bella è che un’esperienza del genere arricchisce anche noi genitori. Partecipando agli incontri organizzati dall’associazione abbiamo conosciuto altre famiglie, condiviso preoccupazioni e racconti. Quest’anno ci siamo trovati anche a dare qualche consiglio a chi si preparava ad affrontare questa avventura per la prima volta. A un genitore che sta pensando di far partire un figlio direi che la cosa più importante è essere preparati e informati. Nel nostro caso, l’associazione ci ha preparato bene, sia noi genitori sia i ragazzi, e questo sicuramente aiuta ad avere maggiore serenità anche nei periodi più duri.

È chiaro che si tratta anche di un sacrificio, perché ci sono delle spese importanti. Però, se una famiglia ne ha la possibilità, secondo me il valore che rimane è davvero grande.

Perché non è soltanto un anno di scuola all'estero, ma un anno pieno di esperienze in cui conoscere persone nuove, costruire amicizie e superare sfide.

E questo vale per le ragazze, ma in qualche modo anche per noi genitori.



 
 
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