Lasciarli partire per vederli crescere
Quando Valentina è partita per la Florida era la prima esperienza di questo tipo per la nostra famiglia. Anche a me sarebbe piaciuto studiare all’estero alla sua età, ma non ne ho avuto l’occasione. Per questo, quando mi ha detto che voleva partire, sono stata felice.
Vedevo che la voglia di partire era grande. Non mi sembrava un capriccio, ma una vera volontà di vedere cosa c’era fuori, di capire cosa voleva dalla vita, anche in vista dell’università. Voleva provare a vivere in un’altra famiglia, in un’altra città e assumersi la responsabilità di fare questa esperienza.
Valentina è sempre stata una ragazza forte e questo mi faceva pensare che potesse farcela da sola. E, nel corso dell’anno, tante cose mi hanno confermato che avevo ragione. Prendeva l’Uber e andava in un’altra città senza conoscere nessuno, per lei era normale. Cucinava per la famiglia ospitante, partecipava alla loro vita e cercava di integrarsi. Era proprio quello che volevo per lei: non andare in un posto e limitarsi a stare lì, ma entrare nella famiglia e vivere davvero quell’esperienza.
Due anni dopo è toccato a Davide, che ha trascorso un semestre in Brasile: si era preparato molto, aveva imparato il portoghese prima di partire e questo mi faceva capire che voleva conoscere veramente il Paese in cui sarebbe andato, e ha trasmesso anche a noi questa voglia di scoperta. Il Brasile ci incuriosiva proprio perché era un luogo che conoscevamo meno, ma, per come ne parlava Davide, mi sembrava che potesse davvero dargli qualcosa in più.
Anche lui aveva imparato a cucinare, e anche nel suo caso è stato un modo per legare con la famiglia ospitante. Ho sempre pensato che, quando un ragazzo va in una famiglia, non può comportarsi come se fosse in un albergo: deve conoscere le persone, partecipare, condividere, cercare di entrare nella loro quotidianità.
Sono convinta che queste esperienze servano proprio a rafforzare il carattere e a capire che si può farcela anche senza gli altri. Bisogna buttarsi. Se si rimane sempre dentro quello che si conosce, si rimane stretti. Invece, quando ti confronti con qualcosa di nuovo, scopri quali sono le tue possibilità e le tue potenzialità.
Ecco perché mi faceva piacere che Valentina e Davide avessero visioni diverse dalle nostre. Se fossero rimasti attaccati alle nostre abitudini, la loro non sarebbe stata una vera crescita. Io ho sempre pensato che tutte le esperienze, anche quelle negative, sono qualcosa che ci si portiamo dietro e che possono servire a vivere ancora meglio quelle successive.
Naturalmente, quando uno dei figli è partito, a casa la sua mancanza si è sentita.
Da quattro siamo diventati tre. All'inizio mancava soprattutto il dialogo. Mancavano le storie di scuola, le chiacchiere, la presenza quotidiana. Mi è mancato svegliarli la mattina, fare colazione insieme, apparecchiare... Anche una cosa banale come preparare la tavola per tre invece che per quattro mi faceva sentire che mancava qualcuno.
Ma ho imparato a non intromettermi, a permettergli di affrontare le situazioni da soli.
La mia paura non era tanto il posto in cui andavano, quanto che non riuscissero ad adattarsi, che avessero delle aspettative e poi trovassero qualcosa di diverso. Ma il fatto di partire continuava a sembrarmi una possibilità: la possibilità di conoscere qualcosa di nuovo e di acquistare forza.
Quando sono tornati, poi, abbiamo capito che l'esperienza non finiva con il rientro.
Per Valentina è stato più difficile. Era tornata piena di vita, più grintosa, con una grande voglia di fare. Sembrava quasi che non volesse stare a casa. Voleva andare via. Aveva bisogno di ritrovare un equilibrio e per un po' non si è sentita completamente a suo agio nella sua stessa casa.
Anche Davide ha avuto qualche difficoltà a ricominciare. In Brasile stava bene: aveva la sua famiglia, la scuola, le amicizie e la sua quotidianità. Tornare significava perdere improvvisamente tutto questo.
Ma quello che abbiamo visto dopo il rientro è stato soprattutto il cambiamento.
Li ho visti più maturi, più consapevoli di essere capaci di fare tante cose. Valentina ha continuato ad avere voglia di andare fuori, di fare l'università e di vivere altre esperienze all'estero. Davide ha capito che le lingue sono la sua passione e che quella può essere la sua strada.
Oggi non ho paura del loro futuro. Ho visto che possono fare tutto ciò che desiderano, che possono andare fuori, conoscere altre culture, affrontare situazioni nuove e cavarsela.
Forse è proprio questo che mi ha lasciato la loro esperienza: la consapevolezza che, a volte, per aiutare i propri figli a crescere bisogna anche lasciarli andare.

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