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Davide, un semestre in Brasile

3 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Sono Davide, e sono appena tornato dal mio semestre in Brasile. Quando ho deciso di partire, ho scelto proprio il Brasile perché in Italia, secondo me, sappiamo abbastanza poco di quello che è veramente la cultura di quel Paese. Ci sono tante cose che l’italiano comune pensa sul Brasile che poi, quando sei lì, scopri essere molto diverse dalla realtà.

All’inizio non ero particolarmente intimorito dall’idea di cambiare Paese, amici e scuola. Non avevo nemmeno aspettative altissime, ma più che altro perché preferisco non averne troppe: se ti aspetti tantissimo da un’esperienza, poi rischi di rimanere deluso.

Una delle cose che pensavo potesse crearmi più difficoltà era relazionarmi con gli altri a causa della lingua. In realtà non è stato un grande problema: i brasiliani sono persone molto disposte a fare amicizia e, alla fine, un modo per dialogare lo trovi sempre. Di sicuro, una cosa che mi ha aiutato molto è stata aver studiato il portoghese prima di partire.

Il momento più duro è stato probabilmente quando ho cambiato famiglia. È stato complicato perché, nonostante i problemi di dialogo e le questioni esterne che avevano incrinato il nostro rapporto, avevo creato un legame con quelle persone, mi ero abituato a stare con loro, a mangiare con loro, a condividere la quotidianità. Anche loro, si erano affezionati, e dopo che me ne sono andato hanno chiesto di me alla coordinatrice del posto, per assicurarsi che stessi bene.

Con la seconda famiglia, poi, mi sono sentito davvero a casa. Riuscivamo anche a parlare dei problemi, anche se in realtà ce ne sono stati pochi. È stato un bel periodo: ormai conoscevo molte persone in città, a scuola mi trovavo bene e mi sentivo parte della comunità.

Credo che l’amicizia sia stata uno degli aspetti più importanti di tutta questa esperienza. Conoscere persone nuove e creare dei legami che sono riusciti a rimanere anche dopo il ritorno è qualcosa che non mi aspettavo e che per me ha avuto un valore molto grande. E anche adesso che sono tornato a casa, ho ancora contatti con alcuni amici che ho conosciuto lì, scrivergli è diventata una parte della mia routine italiana.

Tra le cose che mi hanno sorpreso di più del Brasile c’è il cibo. Ho scoperto che mangiano anche alcuni cibi italiani, come la pasta e la lasagna, però il modo in cui li cucinano e li preparano è diverso, così come gli ingredienti che mettono dentro. All’inizio è stato strano, però alla fine mi sono adattato e non era poi così male.

Anche le abitudini quotidiane sono diverse. La scuola, il modo di stare insieme, il calcio e soprattutto il modo di relazionarsi con le persone cambiano molto. In generale, ho notato una differenza nel modo in cui le persone si rapportano tra loro. Ad esempio, secondo me, lì la famiglia ha un significato diverso rispetto all’Italia. Sono famiglie molto più unite e per i figli è molto difficile staccarsi dalla famiglia anche quando diventano grandi. È qualcosa che rimane sempre.

A scuola, invece, c’erano delle giornate a tema in cui tutti gli studenti si vestivano in un certo modo. Mi ricordo una giornata dedicata agli anni Ottanta, in cui eravamo tutti vestiti con abiti di quel periodo. Era divertente vedere tutti con vestiti diversi dal solito e anche i professori approvavano. Si vedeva proprio che cambiava l’umore di tutti.

Tra tutti i momenti dell’esperienza, probabilmente quello che ricorderò sempre è il viaggio a Rio de Janeiro. Ci sono stato cinque giorni e abbiamo visitato le spiagge, la città e visto i grattacieli. Ci sono tantissime cose diverse tutte insieme, è una città speciale e penso che tutti dovrebbero visitarla almeno una volta. Se potessi rivivere un solo giorno della mia esperienza, sceglierei proprio quello in cui siamo arrivati a Rio e abbiamo visto il Cristo e Copacabana. È stata un’esperienza indimenticabile.

Mi è piaciuto anche il posto in cui ho vissuto. Mi ha sorpreso perché, sinceramente, non mi aspettavo che sarebbe stato così bello. La città era attaccata a un fiume, quindi era bello anche semplicemente scendere e guardare le navi che passavano. C’erano sempre le bancarelle, potevi comprare quello che volevi e c’era molta vita, anche se non era una città enorme.

Rientrare è stato difficile, soprattutto perché è successo tutto molto velocemente. Non ho avuto neanche tanto tempo per realizzare che ero di nuovo in un posto diverso.

Le differenze dal Brasile erano tante: il fuso orario, il cibo, le abitudini, la scuola. Anche tornare alle abitudini giornaliere è stato complicato. In Brasile mi ero abituato a un certo modo di vivere, andare a scuola, giocare, stare con le persone. Tornando in Italia ho ritrovato tutto quello che conoscevo, ma non mi sembrava esattamente uguale.

Anche con gli amici italiani penso di essere un po’ diverso, anche se non so dirlo esattamente, perché spesso sono gli altri che possono accorgersene più facilmente. Però penso di essere cambiato almeno un po’ caratterialmente. Ho meno vergogna a dire le cose e mi sento più aperto e più libero, da un certo punto di vista. Ho scoperto anche che forse posso essere un buon mediatore. Durante l’esperienza mi sono trovato in situazioni in cui ho dovuto cercare di risolvere litigi o gestire situazioni complicate tra altre persone e mi sono accorto che riuscivo comunque a gestirle abbastanza bene.

Una cosa che sicuramente senti quando torni è il peso dell’esperienza che hai fatto. Io cerco di restare umile e quindi mi sento comunque come gli altri, però allo stesso tempo hai la sensazione di aver già fatto delle cose che gli altri devono ancora fare. È come se avessi già vissuto un’esperienza che, per altri, deve ancora arrivare.

A chi sta pensando di partire, direi soprattutto di essere disposto a vivere con regole diverse da quelle a cui siamo abituati. Devi un po’ lasciare perdere le tue abitudini e accettare che le cose possano funzionare in un altro modo.

Non puoi partire pensando che tutto debba essere uguale all’Italia. Il cibo è diverso, la scuola è diversa, le relazioni tra le persone sono diverse e anche la famiglia ha un ruolo diverso. Devi essere disposto ad adattarti.

Io lo rifarei senza pensarci neanche un secondo.


-Davide




 
 
 

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