Ospitare significa fare spazio
Ci sono esperienze che iniziano molto prima del momento in cui accadono. Per me, l'ospitalità internazionale è una di queste. Fin da quando ero piccola, la mia famiglia ha accolto ragazzi provenienti da altri Paesi. Per questo, quando è arrivato Marko, ospitarlo è stato il naturale proseguimento di una storia che fa parte della mia vita da sempre.
Oggi lavoro in Studenti Senza Confini come referente per il supporto agli studenti, ma all’epoca quella con Marko era un'esperienza tutta personale, vissuta dentro casa insieme a mio marito Andrea.
Ricordo ancora i primi giorni. C'era un po' di imbarazzo: dovevamo capire come stare insieme, come organizzarci, quali sarebbero diventate le nostre abitudini. Poi, quasi senza accorgercene, abbiamo trovato il nostro equilibrio.
Io e Marko passavamo molto tempo insieme, soprattutto durante i pasti. Parlavamo, ci raccontavamo le nostre giornate, scherzavamo. Era così, nelle cose semplici, che abbiamo iniziato a conoscerci davvero.
Andrea lavorava la sera e quindi il dopocena era spesso tutto nostro. Guardavamo film e serie, e Marko mi ha fatto conoscere Skam. La trovavamo entrambi terribile e la guardavamo soprattutto per ridere. Però è diventata una delle nostre piccole abitudini, tanto che, dopo il suo ritorno a Belgrado, abbiamo continuato a guardare insieme l'ultima stagione: lui da casa sua e io da qui, commentando gli episodi al telefono.
Sono proprio queste piccole cose che, a distanza di tempo, mi fanno capire quanto fosse diventato importante per me.
Naturalmente ci sono state anche delle difficoltà. All'inizio non avevo dato indicazioni abbastanza chiare su quello che mi aspettavo da lui nella gestione domestica. È stata una lezione importante: quando si vive insieme, bisogna parlare e non dare per scontato che l'altro sappia cosa ci si aspetta.
Quella esperienza ha rafforzato anche il rapporto con Andrea. Abbiamo imparato a sostenerci, a confrontarci e a trovare insieme il modo di affrontare le situazioni. Quando una persona nuova entra a far parte di una famiglia, cambiano gli equilibri e bisogna imparare a costruirne di nuovi.
Per me è stato proprio questo uno degli aspetti più importanti dell’ospitalità. Marko non era semplicemente un ragazzo che viveva con noi per un periodo. Era una persona che stava entrando nella nostra vita, con la sua storia, le sue abitudini, il suo modo di essere. E noi, allo stesso tempo, stavamo entrando un po' nella sua. Attraverso Marko abbiamo conosciuto qualcosa della sua cultura e del suo Paese.
Quando è arrivato il momento di partire, ci siamo accorti di quanto fosse diventato parte del nostro mondo. La sua partenza è stata molto difficile. Marko ha passato gran parte di quella giornata a piangere e anch'io, appena pensavo che sarebbe tornato a casa, mi commuovevo. Ha salutato gli amici, ha raccolto i regali e le dediche che gli avevano lasciato e poi siamo partiti verso l'aeroporto. Abbiamo pianto in macchina e abbiamo pianto anche lì. Era giusto che tornasse dalla sua famiglia, naturalmente. Ma questo non rendeva più facile salutarlo.
E infatti quello non è stato un vero addio.
Marko è tornato in Serbia, ma negli anni successivi abbiamo continuato a sentirci e a raccontarci quello che succedeva. Non tutti i giorni, ma con una continuità che per me è sempre stata importante. Ogni tanto ci aggiorniamo, ci raccontiamo le novità e io continuo a seguire da lontano il suo percorso. Nel frattempo è cresciuto, ha continuato a studiare in Italia e ha raggiunto nuovi traguardi. Di recente è stato ammesso alla Bocconi e io sono fiera di lui, come lo sarebbe una mamma.
Perché, anche se non sono sua madre, con Marko si è creato qualcosa che per me assomiglia molto a un rapporto madre-figlio. È difficile spiegare esattamente quando sia successo. Non c’è stato un momento preciso. È cresciuto piano piano, dentro le giornate condivise, nelle conversazioni, nelle piccole abitudini e anche nelle difficoltà.
Quando ripensa a quell’anno, Marko lo ricorda in modo molto positivo. E sapere che per lui è stata un’esperienza importante mi fa piacere, perché per me lo è stata altrettanto.
Mi ha arricchito e ha cambiato il mio modo di guardare alcune cose. Credo che abbia influenzato anche il mio modo di essere madre, perché vivere così da vicino la quotidianità di un adolescente mi ha insegnato molto sulla comunicazione, sull’equilibrio tra regole e libertà e, soprattutto, sull’importanza di esserci.
Ma quello che mi porto dietro più di tutto è il rapporto con Marko.
Quando una persona vive con te per un periodo così lungo, entra nella tua routine quasi senza chiedere permesso. Ti abitui a trovarla a tavola, a parlare, a guardare una serie insieme. Poi un giorno quella persona parte e la casa torna com'era prima, ma tu non sei più esattamente la stessa.
Forse è questo che significa davvero ospitare: all’inizio pensi di fare spazio a qualcuno nella tua casa. Poi scopri che, senza rendertene conto, gli hai fatto spazio anche nel cuore e nella tua famiglia.
Elena e Marko Andrea, Elena, Marko e il piccolo Dino Andrea, Marko ed Elena Elena, Andrea e Marko Mauro (zio ospitante), Andrea e Marko


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